News da Bosch

L’evoluzione della Bosch in Italia

21 marzo 2016

Cento anni fa la Bosch era in Italia da due anni. Infatti la Dènes&Friedmann, che già copriva le esportazioni Bosch in Austria, decise di aprire nel 1904 una filiale anche in Italia a Milano in Via Principe Umberto 4, un ufficio commerciale con accanto un’officina per offrire un adeguato servizio tecnico.

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1906 – La prima pubblicità in Italia

In Italia nasce nel 1899 la Fiat e fa da traino a tutta l’industria automobilistica. Come in ogni settore nascente molte sono le nuove iniziative, alcune avranno vita breve altre dureranno nel tempo. Già allora il 74% dei veicoli aveva accensione con magnete e candela e la Bosch già si era posizionata come leader in quel settore. E’ anche del 1906 il primo esempio di pubblicità Bosch in Italia.

1916 – Dentro la guerra

Durante la Prima Guerra Mondiale Bosch chiude la sua filiale in Italia, un mercato comunque modesto, al suo arrivo infatti in Italia circolavano 1.148 veicoli, uno ogni 5.700 abitanti. Durante la guerra l’Italia produsse oltre 8.000 veicoli per le potenze belligeranti, essenzialmente Francia ed Inghilterra. Anche le Forze Armate italiane iniziarono a dotarsi di veicoli e al termine del conflitto potevano contare su 500 automobili, 3.500 autocarri, 1.500 moto.

1926 – Venti di autarchia

La Bosch ritorna in Italia il 22 novembre 1922 e subito si ramifica aprendo una sede a Roma e una a Torino. Il mercato ora è diverso: in cinque anni passa da 65.484 veicoli ai 153.321 e Bosch fornisce case importanti come la Fiat, l’Isotta Fraschini, l’Alfa Romeo. Famosa è la lettera scritta dal Duce a Nicola Romeo lamentandosi che la sua Alfa Romeo ha un orologio francese e il magnete Bosch chiedendo maggiore attenzione ai prodotti nazionali.

1936 – Lavorare a quattro mani

Dopo alcuni accordi di produzione su licenza Bosch, l’accordo con la Magneti Marelli, azienda autarchica, si trasforma in una società congiunta: la MA.BO (Marelli-Bosch) per le forniture di candele, fari e altri componenti elettrici per l’auto. L’accordo proseguirà anche dopo la fine della guerra, esattamente fino al 1958.

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1946 – Ricominciare

Il 1946 è un anno difficile per tutta l’Europa. Le quote italiane della Bosch sono sotto sequestro, la situazione è confusa. L’anno successivo il gruppo acquisisce la società italiana Scintilla che costituirà la base formale per il rilancio. Intanto i componenti di primo impianto e le attrezzature d’officina (come gli smeriglia valvole Bosch) trovano posto accanto a frigoriferi Bosch o telecamere Bauer. Nel 1954 le quote vengono dissequestrate e si ricomincia ancora con MA.BO.

1956 – Il boom economico

Il decennio che prende avvio nel 1956 vede l’Italia crescere incessantemente e riempire le strade di 500 e 600 mentre, chi ne ha le possibilità, sogna le Mercedes, le robuste Volkswagen o le sportive Porsche, magari con autoradio Blaupunkt, altro marchio del gruppo Bosch. La rete delle officine Bosch in Italia cresce esponenzialmente e la casa madre decide di investire in una nuova sede, quella di Via Petitti 15 a Milano che sarà inaugurata nel 1961.

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1966 – Tecnologia a servizio della sicurezza

Bosch ormai è un partner indiscusso delle case auto italiane e anche Ferrari si avvale di componenti Bosch come nel caso delle Ferrari a iniezione diretta di Formula Uno. I supporti alle officine sono numerosi e iniziano a diffondersi gli analizzatori gas di scarico per regolare scientificamente la carburazione e i banchi prova freni e assetto. Un nuovo approccio professionale e tecnologico.

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1976 – Voglia di personalizzazione e risparmio

La crisi petrolifera cambia le abitudini degli automobilisti e Bosch fa da traino coi suoi prodotti che fanno risparmiare carburante, come le famose candele Super con anima in rame. Gli anni ’70 sono anche gli anni degli accessori come i fari antinebbia richiesti dagli elettrauto Bosch e delle autoradio, magari stereo, della prestigiosa Blaupunkt.

1986 – L’elettronica in auto

In Italia la Fiat Uno è tra le vetture più diffuse e la Bosch è presente con numerosi componenti di primo equipaggiamento e con sofisticate regolazioni elettroniche come l’ABS per le versioni Turbo ie. Sono anche gli anni delle Lancia Thema e Fiat Croma con motori a iniezione o diesel: un settore di mercato dove Bosch vanta una esperienza superiore che la porterà da lì a poco allo sviluppo del common rail.

1996 – In Italia sempre più convinti

Ormai dal 1991 la sede italiana è nel prestigioso edificio di via Marcantonio Colonna, simbolo dell’importanza del mercato italiano per Bosch. Oltre all’innovativa fabbrica di Bari per il common rail, Bosch investirà nel 1996 anche nel settore dell’aria compressa e dell’elettroidraulica in Italia. L’auto rimane comunque il focus e si inizia con la diffusione dell’innovativo sistema ESP per il controllo della stabilità.

2006 – L’era del servizio

La tecnologia a metà degli anni ‘2000 per l’automobile si basa sulle possibilità offerte dalle regolazioni e dai controlli elettronici per il confort, la sicurezza e l’economia. Bosch è stata l’azienda che, più di altre, ha investito in ricerca e sviluppo proponendo sistemi come l’ABS o l’ESP oggi obbligatori a livello europeo. Autovetture sofisticate necessitano di operatori sofisticati e la rete dei Bosch Car Service, grazie alle attrezzature ai corsi di formazione, da sempre hanno costituito l’avanguardia del servizio all’automobilista.

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