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40 anni di Sonda Lambda

19 giugno 2016

Bosch ha da sempre cercato di ottimizzare il funzionamento del motore a benzina con l’obiettivo di raggiungere il migliore equilibrio tra prestazioni, consumi e inquinamento ridotto. Gran parte dell’evoluzione tecnologica dell’automobile è stata, infatti, scritta da Bosch: pochi, ad esempio, sanno che nel 1951 la prima vettura di serie a iniezione benzina era equipaggiata con un sistema meccanico Bosch e si trattava di una Gutbrod 700cc 2 tempi. Questo sistema innovativo garantiva una riduzione dei consumi di circa il 20%. Risale invece al 1967 la prima iniezione elettronica (Bosch D-Jetronic) montata sulle Volkswagen 1600 destinate agli USA; le stringenti norme Californiane sull’inquinamento stimolarono Bosch a produrre nel 1976 la prima sonda Lambda, montata sulle Volvo 240 e 260 destinate a quel mercato.

Sono passati 40 anni e da allora l’evoluzione anche in questo componente è stata incessante. Nei primi 10 anni vennero prodotte 10 milioni di sonde Lambda, dopo sette anni si raggiunsero i 50 milioni e nel 2012 si toccarono i 250 milioni, mentre oggi la produzione si assesta sui 33 milioni di pezzi all’anno. Il salto tecnologico per questo componente avvenne nel 1993 con l’introduzione delle sonde Lambda planari, ma la ricerca non si è mai fermata: l’attuale sonda lambda Bosch LSU 4.2, destinata al Motorsport, ad esempio è in grado di operare fino a 2,5 bar di pressione nei gas di scarico con temperature di picco fino a 1.030 gradi. La sonda lambda, ritenuta avveniristica alla metà degli anni ’70, è oggi largamente diffusa ma sottovalutata per la sua fondamentale importanza nella lotta all’inquinamento automobilistico, una lotta alla quale Bosch contribuisce da 40 anni.

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